Cose strane e stravaganti accadono qui…

La Galizia è certamente una regione notissima del nord spagnolo per la sua notevole Cattedrale di Santiago de Compostela  come per i suoi  cibi spagnoli come gli strepitosi crostacei serviti nei tanti menù di “marisco”, lo Jamon di qualità eccelsa, e  quel “Pulpo alla gallega” che, in specie nella bellissima e poco nota “A Corunã”, meritano quasi un viaggio opportuno.

Tuttavia la Galizia ha altre caratteristiche interessanti, tra cui le coste atlantiche con fiordi e insenature assai profondi, con vento a volte molto violento per la sua esposizione verso l’oceano aperto.

Trovo molto interessanti anche le  costruzioni  dette “Horreo”, una specie di granai costruiti per combattere i  predatori (interamente in pietra sospesi da terra da 40 cm fino a oltre 1 metro)

Tornando al cibo, la grande abbondanza di molluschi la fa da padrona e con conchiglie di mille forme, colore e grandezza ne è stata interamente  costruita la chiesa in località Toxa; in cui tutto, ma proprio tutto, è costruito con gusci di molluschi: altare, pareti interne ed esterne, arredi sacri ecc.

Ermida de San Sebastian

Merita menzionare però una località nota solo a pochi galiziani e pochissimi spagnoli: trattasi della cittadina di “Pobra do Caraminal” in cui nella terza domenica di settembre si festeggia il Nazareno, con una tradizionale processione detta “la Mortaxas”: solite sfilate di santi, preti, bande locali, stendardi ecc. ma il vero succo della sfilata sono le casse da morto.

Di ogni tipo e colore,  piccole o grandi, bianche o marroni, austere o decorate,  portate in processione da chi, nel corso dell’anno l’ha scampata bella e così festeggia il suo restare in vita, portando quella che poteva essere la sua cassa da morto, fortunatamente non usata, strani? ogni paese ha le sue usanze..

Tutto è molto allegro e  nel corso degli anni,  i visitatori aumentano, per cui ci sono le solite bancarelle, feste, balli e gli immancabili pentoloni con quegli straordinari polipi cotti al modo locale, detti appunto alla “gallega”.

Non sorprenda la predisposizione, un po funebre dei popoli spagnoli, tanto che viene in mente un film molto antico, reperibile ormai solo in cineteche amatoriali, il cui titolo è “Que viva Mexico” (del 1925!) del noto regista russo Sergej Ejzenstein, rimasto famoso per la sua “Corazzata Potemkin”.

Audace l’accostamento?  già novanta anni fa quel regista descrisse alcune tradizioni del popolo messicano che si rifacevano ad antiche consuetudini spagnole, circa l’attrazione verso il funebre, o comunque verso una certa seduzione sfrontata (forse anche dissacratoria) verso la morte.

 In fondo ognuno è libero di festeggiare in ciò che crede più opportuno: restare in vita non è a volte cosa da poco!